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Maree e spezie, il fascino di ZANZIBAR


Cultura swahili e spiagge bianchissime, L'arcipelago tanzaniano racconta un'identità nata dall'incontro di culture e onde, che ogni sei ore ridisegnano il paesaggio - di Paola Baldacci

Arcipelago della Tanzania dei profumi e delle maree. Zanzibar si lega alla cultura swahili che Lnon è solo una lingua – il kiswahili, parlato da oltre 140 milioni di persone in tutta l’Africa orientale -, ma un’identità costruita sull’incontro. Questa lingua musicale, semplice e funzionale, è uno strumento per capire meglio l’ospitalità gentile, il ritmo lento e la spiritualità diffusa della popolazione locale.
Siamo in un lembo d’Africa sospeso nell’Oceano India-no, dove il fluttuare delle onde ridisegna il paesaggio ogni sei ore e il retaggio di un passato intenso fatto di scambi, schiavitù, spezie e influenze arabe, persiane e indiane si avverte in molti dettagli.

Due le isole che compongono l’arcipelago, Unguja (spesso indicata semplicemente come Zanzibar) e Pemba.
La prima è nota anche come “Isola delle Spezie”: un appellativo non solo evocativo ma tangibile, con piantagioni di chiodi di garofano, vaniglia, curcuma, zenzero e altre essenze che profumano l’aria e raccontano storie di commerci secolari. Partecipare a uno “spice tour” è un’esperienza consigliata per il contatto con la quotidianità agricola dell’isola.
Cuore pulsante è Stone Town, la “città di pietra”, Patrimonio dell’Umanità Unesco, è un labirinto di viuzze, cortili, balconi intagliati e porte scolpite.
Ogni edificio racconta le stratificazioni storiche di Zanzibar, visibili nell’architettura arabo-moresca, nelle finestre indiane a grata e nei resti dell’epoca coloniale europea. Oui si respira la storia del commercio degli schiavi, delle spezie e dei popoli in transito.
Nella città vecchia si trovano botteghe storiche come Surti & Sons, famosa per i suoi sandali artigianali in pelle. Dal porto di Stone Town salpano imbarcazioni per Changua, meglio conosciuta come Prison Island.
Ex prigione per schiavi, poi centro di quarantena per malati di febbre gialla, oggi ospita una colonia di tartarughe giganti delle Seychelles, alcune centenarie.
Questo parco naturale a ciclo aperto, seppur oggi turistico, è anche una lente per riflettere sulla storia dolorosa e mai del tutto risolta dell’arcipelago.

A ognuno il suo ritmo

Il paesaggio di Zanzibar è modellato dal fenomeno delle maree, che trasforma ogni spiaggia in un’esperienza in mutamento.
A Matemwe, sulla costa nord-orientale di Unguja, la ritirata dell’acqua rivela piscine naturali, conchiglie, stelle marine e distese di sabbia che sembrano infinite. Le donne del posto raccolgono a mano le alghe coltivate, un’attività ancora oggi tra le principali fonti di reddito locale. Questo paesaggio mutevole può disorientare il turista frettoloso, ma è proprio li che si coglie l’essenza dinamica di Zanzibar.
Sempre sulla costa Nord-Est dell’isola ma più a sud, Kiwengwa presenta lo scenario dei desideri: sabbia bianca finissima, palme, acque turchesi. Negli anni 90 è stata una delle prime zone ad accogliere villaggi turistici italiani e oggi resta una base strategica per esplorare tutta l’isola. Qui l’alba é uno spettacolo a parte: pescatori che rientrano, masai che camminano sulla spiaggia, granchi che solcano il bagnasciuga. E’ la Zanzibar dove il tempo scorre al ritmo del sole e del mare. E considerata la posizione centrale rispetto alle zone di maggiore interesse dell’isola, è ideale per chi desidera spostare: un’ora da Stone Town e dall’aeroporto: 10 minuti da Pwani Mchangani e 15 minuti da Matemwe: 45/50 minuti per raggiungere le bellissime spiagge di Kendwa e Nungwi; infine, un’ora e 15 minuti per gli arenili a sud dell’isola di Paje e Jambiani.

Chi preferisce nuotare tutto il giorno scenza preoccuparsi della marea, troverà la soluzione ideale a Nungwi, all’estremo nord dell’isola. Il mare qui è sempre presente, e le giornate scorrono tra bagni, passeggiate e tramonti che incendiano il cielo.
A Nungwi Mnarani Aquarium, una piccola lacuna naturale, le tartarughe marine vengono curate e protette da giovani appassionati: un esempio concreto, seppur piccolo, di conservazione.
Da Nungwi partono anche escursioni verso l’isola di Mnemba, di proprietà privata, oggi associata al fondatore di Microsoft Bill Gates, come noto impegnato in attività filantropiche. Le imbarcazioni tradizionali dhow portano i visitatori a fare snorkeling nelle acque trasparenti intorno all’atollo, tra coralli e pesci tropicali. Uno dei punti di immersione più belli dell’Oceano Indiano.

Lunch on the Rock

I ristorante “The Rock” è senza dubbio uno dei ristoranti più spettacolari al mondo: deve la sua fama alla particolare posizione, in cima a no scoglio in mezzo al mare. Si trova sulla spiaggia di Michamvi Pingwe, a circa 15 minuti di auto da Paje e 1 ora e 15 minuti da Stone Town. Quando c’è la bassa marea è raggiungibile a piedi percorrendo la passerella di sabbia bianca, altrimenti una piccola imbarcazione messa a disposizione dai gestori la la spola tra la riva e lo scoglio. Dietro, nella parte non visibile dalla spiaggia, e e una strepitosa terrazza dove gustare un carpaccio di tonno con salsa al cocco o pesce alla griglia, aragoste, gamberi, cicale e filetto di pesce bianco.

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